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martedì 16 giugno 2026

Sfascismo, cronaca di un mondo in frantumi attraverso l'arte dell'artista Giorgio De Cesario


  “Sfascismo”, la nuova mostra personale di Giorgio De Cesario a cura di Maria Cristina Maritati, Domenicaisabella Bono Mariano, Raffaele Bono Mariano  , con la collaborazione dell’Assemblea Territoriale di CittadinanzAttiva e della Banca BCC di Leverano, vuole essere essenzialmente una provocazione estetica contro la narrazione vigente e la contemporanea crisi dei valori, ma, nello stesso tempo, rappresenta un messaggio di speranza espresso dai suoi personaggi con i volti in argilla in rilievo sulla tela. Non solo. Tanti sono gli spunti di riflessione suggeriti.

La mostra si svolgerà presso la galleria permanente dell’artista ubicata ne La Casa degli Artisti di Gallipoli in via Lepanto 1. Sarà aperta al pubblico ogni giorno dal 27 Giugno al 31 dicembre 2026 dalle ore 18 alle ore 20. Ingresso gratuito.

Catalogo: a cura di Maria Cristina Maritati, disponibile in sede gratuitamente o può essere scaricato da questo link: file:///C:/Users/Utente/Documents/Sfascismo%20catalogo.pdf

Sfascismo di Giorgio De Cesario

Reduce dai successi newyorkesi all’Artexpo , l’artista Giorgio De Cesario  presenterà al pubblico  le sue piu recenti fatiche nella sua Galleria Permanente, presso La Casa degli Artisti di Gallipoli, con vernissage sabato 27 giugno 2026 alle ore 19.30 . “Sfascismo” è il titolo che De Cesario ha voluto dare a questa serie di opere,  un neologismo da lui  coniato per nominare una condizione storica di collasso: il cedimento del mondo sotto il peso della disgregazione sociale, dell’erosione dei diritti fondamentali, delle guerre e di una cultura diffusa del cinismo e dell’odio. Non è soltanto una diagnosi del presente, ma una presa di posizione critica contro la narrazione dominante che normalizza e giustifica la demolizione dello Stato sociale. Con Sfascismo, De Cesario dà titolo al terzo periodo della sua produzione artistica. Dopo il primo periodo, Solitudini, dedicato all’isolamento dell’essere umano nella società contemporanea, e il secondo, Dall’attualità al fantasy, in cui la cronaca viene trasfigurata in chiave visionaria e simbolica, l’artista approda a una fase più apertamente politica e rivelatrice. L’opera Sfascismo, che inaugura questa nuova serie, ne è la dichiarazione programmatica. Al centro della composizione si erge una torre di Babele decadente, instabile e frammentata, simbolo del fallimento delle grandi costruzioni di potere e delle egemonie che promettevano ordine e progresso. Il rosso violento della struttura — colore del sangue, del conflitto e del sacrificio — si staglia su uno sfondo plumbeo e tempestoso, evocando visivamente il fragore di tuoni e cannoni. In alto, una sfera multicolore rappresenta il mondo con le sue bandiere e la sua vitalità: nonostante il crollo dei colossi ideologici, la vita continua a esistere e a resistere. Attorno alla torre, un pubblico inerme, quasi morti che camminano, assiste attonito al collasso della narrazione vigente. Emblematica è la presenza dei volti in argilla applicati alla tela, segno distintivo del linguaggio di De Cesario: maschere fragili che incarnano un’umanità alienata, sospesa tra perdita di identità e desiderio di risveglio. In questo senso, Sfascismo si collega profondamente al movimento dell’Alienismo, fondato dallo stesso De Cesario, che indaga la condizione critica dell’uomo contemporaneo, denuncia la frattura tra individuo e società e cerca, attraverso l’arte, una possibilità di ricomposizione e di nuova coscienza. Come nei periodi precedenti, anche nello sfascismo il messaggio di De Cesario non si chiude nella disperazione. Gli effetti cromatici e la presenza della natura, che affiora nonostante il caos, introducono sempre una tensione verso la speranza e la rinascita di una diversa umanità, finalmente consapevole.

GIORGIO DE CESARIO E LA SUA INNOVATIVA TECNICA IN ARGILLA SULLA TELA

Giorgio Di Genova

Critico e storico dell’arte

 Nel panorama dell’arte contemporanea italiana, Giorgio De Cesario si distingue come un autentico sperimentatore del visivo, capace di coniugare la materia plastica con la bidimensionalità della

 pittura in una sintesi ardita e profondamente personale. Le sue opere pittorico-scultoree, esplosioni

 di colore su supporti spesso non convenzionali, rivelano un atteggiamento che potremmo definire

 neo-barocco, dove l’eccesso diventa linguaggio e la teatralità si fa contenuto.

L’invenzione tecnica di De Cesario – l’integrazione di volti modellati in argilla direttamente sulla

 superficie della tela – rappresenta un punto di rottura rispetto ai tradizionali limiti della pittura

 e della scultura. È una soluzione che oltrepassa le categorie canoniche, inserendosi in una dimensione

 di arte totale, in cui la materia corporea dialoga con quella cromatica in una tensione continua.

I suoi volti emergono dalla superficie come apparizioni ieratiche, icone contemporanee sospese tra

sacro e profano, tra l’umano e il mitico.

I colori vividi e squillanti, stesi su fondi sperimentali – sabbie, tessuti grezzi, materiali

riflettenti – conferiscono alle sue composizioni una forza visiva quasi ipnotica. La cromia

non è mai decorativa ma sempre strutturale, pensata come veicolo emotivo e psicologico.

Le sue tele si impongono allo sguardo come apparizioni rituali, in cui la presenza tattile

della scultura incontra la vibrazione ottica del colore.

In un'epoca in cui l’arte tende spesso all’astrazione digitale o alla ripetizione sterile di formule

post-concettuali, De Cesario sceglie la via più difficile: quella della materia viva, della manualità

che si sporca le mani di terra e di colore. I suoi lavori ci ricordano che la contemporaneità può

ancora passare per l’artigianato d’autore, per la ricerca formale che affonda le radici nella

tradizione mediterranea ma che guarda, senza paura, al futuro.

Giorgio De Cesario non solo propone una poetica visiva riconoscibile, ma firma, con la sua tecnica

innovativa dei volti in argilla su tela, una delle più originali e coerenti operazioni di linguaggio

dell’arte italiana degli ultimi decenni.

 UN LINGUAGGIO NUOVO QUELLO DI DE CESARIO

DI Luciano Caramel

 In un panorama artistico sempre più incline all’omologazione e al richiamo effimero, Giorgio De Cesario

si distingue per una voce visiva profondamente personale, radicata nella sua terra salentina e al tempo

stesso proiettata verso un linguaggio universale. Le sue opere coloratissime, spesso attraversate da

tensioni cromatiche vibranti e cariche di una vitalità quasi tribale, rappresentano un raro esempio di

fusione tra pittura e scultura, tra gesto e materia.

Particolarmente degna di nota è l’innovativa tecnica che De Cesario ha sviluppato: i volti in argilla

applicati su tela, veri e propri rilievi che interrompono la bidimensionalità del quadro per affermarsi

come presenze autonome, inquietanti e poetiche allo stesso tempo. Non si tratta solo di un’operazione

estetica, bensì di una riflessione profonda sull’identità, sulla memoria collettiva e sulla stratificazione delle emozioni umane.

Il volto, elemento ricorrente e iconico, diventa in De Cesario non tanto ritratto quanto archetipo:

frammento dell’umanità, spirito della sua terra, maschera e verità. L’argilla – materia primordiale,

terrestre – si fa tramite di una spiritualità arcaica ma ancora viva, che trova nella tela un altare

contemporaneo.

Giorgio De Cesario non cerca il compiacimento; le sue opere provocano, destabilizzano, invitano a un

dialogo silenzioso. È un artista che ha saputo creare un linguaggio nuovo, colto ma immediato, capace

di evocare tanto la pittura espressionista quanto i graffiti rupestri, in un equilibrio sospeso

tra passato e presente, tra il Mediterraneo e il mondo.

 Giorgio De Cesario: il barocco mediterraneo in technicolor

di Philippe Daverio

 È cosa rara, oggi, trovare un artista che osi colorare. Non intendo usare i colori, ma colorare il pensiero,

vivacizzare la memoria, accendere lo spirito con una tavolozza che pare uscita da un sogno partenopeo, ma che ha letto Matisse e ha dialogato – magari in sogno – con Chagall.

Giorgio De Cesario è un caso a parte nella scena artistica italiana contemporanea: né concettuale né pop, ma paradossalmente entrambi. Il suo lavoro è una sorta di diario pittorico del Sud, intriso di umori mediterranei,

eppure declinato con la leggerezza scenografica di un teatro dell’assurdo, in cui la figura umana si fa totem, simbolo, a volte maschera.

 Il suo barocco è un barocco felice, solare, persino naïf – ma attenzione: naïf per scelta, non per limite.

È una ingenuità coltivata, come quella di certi poeti che fingono di essere semplici solo per colpire più a fondo.

Le sue figure sembrano provenire da un folklore reinventato, da un Sud che non esiste più ma che

vive eternamente nell’immaginario.

C’è in De Cesario una sorta di resistenza iconografica: in un mondo che disgrega, lui compone.

In un mondo che frammenta, lui racconta storie intere, compatte, spesso dense di simboli, dove ogni elemento

ha un ruolo quasi liturgico, anche quando è ironico o surreale.

La sua arte è rituale e giocosa al tempo stesso: un rosario di colori acceso sotto il sole del Cilento, ma con

echi che risalgono a Bisanzio, alla Napoli dei Vicere´, e – perché no – anche alla Palermo psichedelica di Franco Battiato.

E poi c’è la materia, che da sola meriterebbe un capitolo: De Cesario dipinge con una sorta di foga disciplinata, come se ogni pennellata fosse un atto di gioia ma anche di necessità. Le superfici vibrano, non cercano la perfezione fotografica, ma anzi, ci ricordano che l’arte è un’emanazione della vita, non la sua copia.

In definitiva, Giorgio De Cesario ci mostra che si può ancora essere pittori totali nel senso rinascimentale del termine: autori di un mondo, non solo di un’opera. E questo, in tempi di smaterializzazione culturale, è un atto rivoluzionario.

Con il sorriso sulle labbra, ma pur sempre rivoluzionario.

 GIORGIO DE CESARIO : IL VOLO NEGATO

di Eugenio Giustizieri

 Quando si ha il coraggio di esplorare la propria vita, allora si può guardare anche a quella degli altri e

soffermarsi, con uguale, dolorosa naturalezza sulle ferite aperte, sulle piaghe che mai potranno rimarginarsi e su bocche spalancate che annunciano nascite e morti.

E’ questa straordinaria sincerità morale a rendere emozionante ed incredibile la produzione artistica di Giorgio De Cesario. E’ una storia a ritroso, dipinta e scolpita dall’oggi allo ieri, scavando oltre le radici insospettate dell’infelicità del presente. Alla fine, nulla resta della storia dei volti e delle maschere, a parte la memoria di una sconfitta necessaria. Su questa sconfitta si  apre la ricerca dell’artista. Con crudele semplicità la composizione ne elenca i termini mediante le applicazioni e manipolazioni di  oggetti tratti dal passato.Già, il passato. Il pensiero può permettersi di andare a ritroso, di scavare nei gesti, negli sguardi di un volo negato, nelle parole di un giorno, di un anno, di una vita precedente. Non è un banale flashback, quello scelto dall’artista. Sono frammenti selezionati in ordine inverso, dal più vicino al più lontano, per scoprire come tutto è iniziato e poi concluso. L’emozione più forte è vedere, in entrambi i casi, la teoria alla prova dei fatti, l’intuizione che diventa linguaggio, la sperimentazione che crea un nuovo mondo di immagini, in grado di essere captate da ciascuno.

De Cesario coglie il mondo alla sprovvista, usa il frammento per scardinare una realtà ancora più vera di quella che appare nel quotidiano. Così continuamente si ricrea la funzione metaforica del linguaggio, figure di uomini vuoti, impagliati che hanno commesso l’errore di credere che il progresso proceda in linea retta. Ma hanno preteso troppo, hanno voluto mordere un boccone troppo grande per le loro bocche. Così, da un’esistenza in technicolor, dalla conoscenza attraverso gli eccessi, dalla libertà radicale, sono passati di colpo alla sconfitta.E’ una sconfitta che l’artista racconta con impeto ed energia, ma anche con una meravigliosa serenità, quasi infantile, e una profonda sensibilità psicologica, concretizzando l’impressionante capacità di restituire il clima della nostra epoca e i sussulti del cuore di personaggi ricchi di sfumature, di slanci, di cammini intrapresi e mai interrotti.

La sua è epopea avvincente che, nonostante tutto, trasuda voglia di vivere, rimpiange tutto ciò che c’è da

rimpiangere, senza evitare di affondare la lama negli errori e nelle ingenuità dei nostri anni.

Troppo frettolosamente messi in archivio. Intensità, vicinanza, dolore, solitudine e compostezza rappresentano le coordinate di una umanità che esiste, e crede, e spera, e si arrende. Senza far rumore, col grido che resta sospeso in gola.

De Cesario centra il bersaglio del silenzio e, all’astuzia dei potenti, degli accademici, delle ideologie,

contrappone l’attesa della rivelazione del reale, la sua infermità, la sua complicità con gli uomini semplici,

la sua attenzione all’ignoto, dentro e fuori di sé. Tutto è pervaso da uno spirito misterioso e visionario;

un impalpabile filo rosso aggrega i cieli evocati di un qui e di un altrove sconvolti e, con insolita semplicità,

lancia il suo messaggio all’osservatore senza eccedere in retorica, in una sorta di gioco illusionistico che non può che lasciare sgomenti.

E’ la storia che lacera l’uomo in fantasmi e lascia affiorare le debolezze di un’emozione irripetibile e, a tratti,

selvaggia. E’ il silenzio di voci smorzate che lascia affiorare la debolezza umana, la sua vulnerabilità,

la sua sofferta fantasia, fino ai presagi di morte. Il destino di chi è santo e dannato, angelo e demone.

LA CASA DEGLI ARTISTI Residenza d’artista

Via Lepanto, 1 73014 Gallipoli (Le) Italy

Tel. 0833 261865 – 3332720348 – 3347294118

www.Lacasadegliartisti.it – www.giorgiodecesario.it